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Quando Bachelard intraprende il viaggio tra le immagini (destinato alla lunga a diventare viaggio nelle immagini) degli elementi naturali, reduce dall’aver offerto alla Scienza il proprio contributo di una psicoanalisi della conoscenza oggettiva, il metodo freudiano è ancora suo fedele compagno di viaggio.Dalla psicoanalisi alla fenomenologia Metodo di ascesi, strumento di purificazione per eccellenza, la psicoanalisi insegna a controllarsi reprimendo consapevolmentele pulsioni del vissuto, inibendo ogni slancio dell’uomo naturale. Bachelard vede nello sforzo unidirezionale verso la riconquista di uno stato di normalità il limite inaccettabile della psicoanalisi classica, laddove tutti i suoi sforzi, si potrebbe dire sia in campo epistemologico quanto in quello dell’immaginario, sono volti al superamento del già-dato, nella incessante stimolazione verso una più completa crescita culturale ed intellettuale dell’uomo. Lo stesso principio di realtà avrebbe allora un ruolo inibitorio nei confronti dell’immaginazione, riducendo le immagini a semplice valore di segno, in quanto cerca sotto l’immaginePsicanalizzandosi, lo scienziato si avvia sicuro verso la purezza della scienza, cioè verso la purezza del suo stesso spirito. Bachelard indica nel metodo psicoterapico di Robert Desoille, il sogno da svegli guidato, lo strumento adatto ad accompagnare la spinta verticale dell’immaginazione che sblocca il potenziale psichico da complessi e nevrosi....la realtà, ma dimentica la ricerca inversa: cercare, sulla realtà la positività dell’immagine. E’ in questa ricerca che si rivela quell’energia di immagine che è la cifra distintiva dello psichismo attivo. Imparare a sognare attraverso l’organizzazione intorno ad un elemento-base dell’attività immaginativa diventa unaUn essere privato della funzione d’irrealtà è un nevrotico quanto l’essere privato della funzione di realtà. Ma il passaggio da Freud a Jung -o, meglio: da una concezione della psicoanalisi ormai vissuta come troppo chiusa nel suo rigore e legata indissolubilmente ai meccanismi di causa/effetto , a posizioni progettualmente più attente ai valori intrinseci delle immagini e ai bisogni dell’uomo di trascendere la propria realtà- non è che il preludio ad un ulteriore scarto verso il metodo fenomenologico....condizione necessaria per imprimere a quest’ultima quel movimento prospettico imprescindibile dall’esigenza di una piena realizzazione del se’, anche (e forse soprattutto) al di là dei limiti del dato contingente. Ci si pone, ci si deve porre, dinanzi all’immagine senza velleità interpretative, ma con l’atteggiamento ingenuo di chi si abbandona completamente all’immagine per l’immagine, alla ricerca di quel bonheur, quel placido stato di riposo che è il vero approdo della fenomenologia bachelardiana. Esplorare i meandri della materialità delle immagini fino ad incontrarne gli archetipi non è più l’interesse primario del rêveur che ha scelto diQuali consigli ci fornisce l’atteggiamento fenomenologico? Esso ci richiede di istituire in noi un orgoglio di lettura capace di darci l’illusione di partecipare al lavoro stesso del creatore di libri. (...) La seconda, la terza lettura..., a poco a poco ci insegnano la soluzione del problema. Insensibilmente, arriviamo ad illuderci che problema e soluzioni ci appartengono. Eppure è tale sfumatura psicologica ("Avrei dovuto scrivere io questo libro")a porci nella condizione di fenomenologi della lettura. Finché non giungiamo a cogliere questa sfumatura, rimaniamo psicologi o psicoanalisti. Scompare, quindi, l’esigenza di qualsiasi tipo di mediazione fra l’immagine ed il suo fruitore, che può cosìfar vibrare il proprio essere attraverso il retentissement di quelle immagini prime, le creazioni poetiche, capaci di innalzare lo stesso lettore al rango di creatore. ...concentrare l’attenzione su ciò che appare, così come appare, nient’altro che su come appare. |